LV Settimana di Studi

La mobilità sociale nelle società preindustriali: tendenze, cause ed effetti (secc. XIII-XVIII)

Prato, 12-16 maggio 2024
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scambi al mercato
Anonimo, XV sec.
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Negli ultimi anni la mobilità sociale in età preindustriale ha polarizzato sempre più l’attenzione degli storici economici e sociali. In parte, ciò è dovuto alla rilevanza del tema per la società attuale: in una situazione in cui, in vaste aree dell’Occidente, gli ascensori sociali sembrano muoversi lentamente o essersi del tutto bloccati, riflettere sulla mobilità sociale è diventato essenziale. In parte, poi, l’attenzione per la mobilità sociale rappresenta il naturale sviluppo delle ricerche condotte sulla disuguaglianza economica (a cui il Datini ha dedicato la Settimana 2019) – visto che, ad esempio, una situazione di disuguaglianza elevata e crescente, ma di facile mobilità ascendente è ben diversa rispetto a una di disuguaglianza altrettanto elevata e crescente, ma di mobilità sociale assente o quasi.

Tuttavia, i percorsi d’indagine sulla mobilità sociale hanno seguito un proprio binario, anche sotto il profilo metodologico. Mentre alcuni studiosi hanno sviluppato metodi quantitativi che fanno uso di informazioni già disponibili per ottenere almeno qualche indicazione relativa alle tendenze generali nel lungo periodo, altri hanno preferito un approccio più tradizionale, raccogliendo nuovi dati d’archivio per il periodo preindustriale e adattando alle fonti storiche i consolidati metodi d’analisi sviluppati dai sociologi per le società moderne (matrici della mobilità sociale, ecc.). La presenza di approcci molto diversi alla mobilità sociale, approcci che al momento coesistono ma raramente comunicano, conferma l’utilità di procedere a costruttivi dibattiti sulle fonti e sui metodi per lo studio della mobilità sociale preindustriale, nonché di comparare le evidenze ottenute con metodi diversi. Tutto questo, senza trascurare l’importante contributo di ricerche a carattere più qualitativo ma capaci di valorizzare le fonti storiche e di contribuire in modo significativo a completare il quadro.

Considerata questa varietà di approcci, la Settimana Datini adotterà una definizione di mobilità sociale ampia ma non generica, intesa quindi non tanto come semplice passaggio da una data collocazione socio-economica a una diversa (e misurabile), ma come processo attraverso il quale singoli, famiglie e altri insiemi sociali ridefiniscono la propria posizione in rapporto alle gerarchie imperniate sulla ricchezza, l’accesso alla politica, il sapere, il prestigio derivante da questi e da altri indicatori significativi nelle società prese in considerazione.

Le relazioni proposte per la Settimana Datini devono toccare uno o più di questi temi:

1. Fonti e metodi
Quali fonti abbiamo a disposizione per studiare la mobilità sociale in età preindustriale? Quali misure e metodi sono più adatti per sfruttarle appieno? Fino a che punto è possibile comparare i risultati ottenuti tramite fonti e approcci analitici diversi?

2. Mobilità sociale, crescita economica e disuguaglianza economica
Esiste una correlazione sistematica, nel lungo periodo o almeno durante fasi storiche specifiche (e chiaramente identificabili), tra mobilità sociale, crescita economica e disuguaglianza economica? E fino a che punto è possibile dare a tale correlazione un’interpretazione causale (e quale sarebbe la direzione della causalità?). Più in generale, quali furono le conseguenze, per l’economia e la società nel suo complesso, di una mobilità sociale più o meno elevata in differenti contesti storici, definiti da un’economia in crescita o stagnante e da differenti livelli e tendenze della disuguaglianza economica?

3. Mobilità sociale, mobilità geografica e dinamiche demografiche
È una caratteristica ben nota delle società preindustriali che la mobilità geografica (compresa, ma non esclusivamente, quella dalle aree rurali alle città) poteva costituire un passo cruciale in un percorso di mobilità socio-economica ascendente. Il tasso di mobilità geografica rifletteva anche le dinamiche demografiche generali: per esempio, perché la sovrappopolazione rurale tendeva a espellere molti individui, agendo come un fattore “push” fuori dalle campagne, o perché crisi di mortalità di ampia scala (quali le principali pestilenze) aprivano spazi fisici e opportunità economiche entro le città, agendo come fattori “pull” verso di loro. Più in generale, la complessa interrelazione tra dinamiche demografiche, mobilità geografica e mobilità sociale è degna di specifica attenzione.

4. Interazioni tra la mobilità sociale e l’evoluzione delle strutture familiari e dei sistemi ereditari
Nelle differenti parti dell'Europa e del mondo preindustriale convivevano molteplici tipologie di strutture familiari e sistemi ereditari. Queste caratteristiche delle società potrebbero aver avuto un impatto profondo sulla mobilità sociale. Per esempio, la mobilità sociale era favorita dalla presenza di sistemi ereditari più egalitari oppure, paradossalmente, la primogenitura conduceva a maggiore mobilità costringendo i cadetti a perseguire carriere alternative per non perdere (e possibilmente, migliorare) il loro status socio-economico?

5. Dinamiche della mobilità discendente
Quando pensiamo alla “mobilità sociale”, tendiamo a dare per scontato che ci si stia riferendo alla mobilità ascendente – mentre in realtà, i movimenti ascendenti nella scala sociale erano solitamente compensati da movimenti discendenti. E tuttavia, le storie di successo tendono ad attirare maggiore attenzione, in parte perché solitamente generano una documentazione storica più abbondante. Concentrandosi sulla mobilità sociale discendente, è forse possibile mettere in luce nuovi e rilevanti aspetti delle società e delle economie preindustriali.

6. Ascesa e declassamento sociale: percezione e auto-rappresentazione
In quale momento l’ascesa sociale (o il declassamento) diveniva qualcosa di effettivamente percepito da chi ne faceva l’esperienza, e da chi osservava il processo dall’esterno? Vi era un qualche segno visibile a marcare il cambiamento di status socio-economico e se sì, era regolato da convenzioni sociali chiaramente identificabili? In aggiunta, in che modo quanti erano coinvolti in un processo di mobilità tendevano a descriverlo e a rappresentarlo?


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