LIV Settimana di Studi

Mezzi di scambio non monetari. Merci e servizi come monete alternative nelle economie dei secoli XIII-XVIII

Prato, 14-18 maggio 2023

scambi al mercato
Ricc. 2669, FILIPPO CALANDRI, Trattato di aritmetica, Sec. XV, fine; Firenze; bottega di Boccardino il vecchio.
Baratto di lana a panno, c. 66r
© Biblioteca Riccardiana

Secondo Adam Smith (1776), lo sviluppo della divisione del lavoro giustificò l'intensificazione delle transazioni di baratto e, in definitiva, la nascita del denaro. Il passaggio dal baratto al denaro (anche moneta-merce) sarebbe quindi il segno dell’evoluzione dall’economia naturale all'economia monetaria. Tuttavia, il "paradigma del selvaggio dedito al baratto" e l'uso principale dello stesso, sono stati fortemente contestati da Karl Polanyi per il quale "il baratto, il pagamento in natura e lo scambio costituiscono un principio di comportamento economico che dipende dall'efficacia del modello di mercato"  (Polanyi 1944). Anche Fernand Braudel ha sottolineato l'esistenza del baratto "nel cuore delle economie monetarie" (1967, 338). Sulla stessa linea, le ricerche più recenti di storici e antropologi come David Graeber (2011), hanno smantellato questa "favola del baratto", impegnandosi a non riconoscere il baratto, il pagamento in natura e lo scambio come pratiche necessariamente "primitive" o del tutto opposte all'uso della moneta fiduciaria o commerciale.
Questa Settimana sarà dedicata allo studio dell'importanza e dell'esatta collocazione di tali pratiche di scambio alternative nelle economie dei secoli XIII-XVIII. Se l’espressione “monete alternative” viene riferita generalmente al denaro usato in alternativa ai sistemi monetari nazionali o multinazionali dominanti, noi vorremmo focalizzare l’attenzione sui beni e servizi usati come mezzi di pagamento nel baratto imperfetto o nei pagamenti in natura delle economie monetarizzate nei secoli XIII-XVIII. La teoria monetaria in effetti si è concentrata principalmente sul credito, la moneta di conto e la moneta reale sotto forma di moneta sonante o di carta moneta. Tuttavia, una caratteristica sorprendente della circolazione del denaro è che le monete o la carta moneta non impedivano i pagamenti in natura, anche parziali. Questa prospettiva sul baratto è stata interpretata come il segno di un mondo con "scarso denaro", limitato alle campagne e a periodi di carenza di denaro o come un modo per sfuggire alla determinazione del valore dei beni da parte delle autorità:argomentazioni confutate da ricercatori come Laurence Fontaine (2008), Craig Muldrew (2001) o Jean-Michel Servet (1988, 1994).
Il baratto è stato a lungo definito come una pratica conseguente all'assenza di contanti e, sotto questo aspetto, il mondo agricolo è spesso considerato il luogo per eccellenza di questo tipo di scambio alternativo. Tuttavia, sarebbe un errore limitare tale pratica alle zone rurali. Se entriamo nei dettagli dei pagamenti di molti contratti, vediamo che questi metodi erano presenti anche in città. Inoltre, collegando la scelta del baratto alla mera mancanza di denaro, viene scartata l’ipotesi che esso rappresentasse una scelta, dato che non vi sono indicazioni in merito a una sua adozione generalizzata (Humphrey and Hugh-Jones, 1992). I mezzi di scambio alternativi su cui la Settimana vuole focalizzare l'attenzione vanno oltre i semplici palliativi. Entrano in gioco altre logiche: ogni volta vi sono ragioni, significati e conseguenze economiche diverse che devono essere messe in discussione per capire le caratteristiche specifiche di ogni pratica documentata.
Questi pagamenti, parzialmente o interamente in natura, si trovano in tutte le attività economiche come nella produzione, nei mercati, nei salari e nel consumo.

Produzione. Nei contratti non era raro, ad esempio, che il riutilizzo delle materie prime fosse incluso attribuendo loro un valore. Poteva trattarsi delle macerie di un edificio preesistente a quello in progetto, ma anche del metallo di una vecchia campana che serviva a pagare la costruzione di una nuova.
Salari. Molti salari avevano una quota corrisposta in cibo, in vestiti e anche attrezzi. Alcune professioni erano abituate a questo tipo di remunerazione, come i domestici che ricevevano vestiti dai loro padroni. In molte manifatture, i residui di produzione potevano essere ceduti agli operai. Era anche pratica comune che gli ufficiali pubblici pagassero con – o ricevessero – doni, creando tensioni tra regali e corruzione.
Servizi. L'economia aristocratica, basata sul regalo, ha alimentato questi metodi di pagamento per la tendenza a pagare i servizi con dei regali (ad esempio, nel Grand Tour, gli aristocratici portavano con sé oggetti per pagare la maggior parte dei servizi). Ma era una pratica comune nelle aree rurali come in quelle urbane.
Scambi. In città come in campagna, per gli scambi sotto forma di “scambi reciproci” (Lambrecht, 2003) si poteva non ricorrere al denaro per mancanza di contanti, oppure si poteva utilizzarlo solo parzialmente.

Una migliore comprensione delle specificità di queste pratiche ci sembra essere parte integrante di una storia economica in cui il denaro svolge un ruolo essenziale ma il cui uso è combinato con quello delle "quasi-monete"  (Roberto Lopez 1981).

I contributi dovranno prendere in considerazione uno o più fra i seguenti quesiti di ricerca

1. Meccanismi per l'utilizzo di mezzi di scambio non monetari
a) Baratto, pagamento in natura o in servizi, scambio reciproco... comportavano usi simultanei, complementari o concorrenti dei mezzi di scambio non monetari?
b) L'uso di mezzi di scambio non monetari era legato a una particolare congiuntura economica (crescita, declino o crisi economica)?
c) Quale(i) legame(i) aveva la quasi-moneta con il denaro? Questi legami cambiavano a seconda dei luoghi, delle epoche o delle condizioni economiche?

2. La diffusione dei mezzi di scambio non monetari
a) Spesso considerato come specifico del mondo agricolo, l'uso delle quasi-monete era  riservato solo alle campagne, o si può apprezzarne la diffusione nell'economia dei secoli XIII-XVIII?
b) Il baratto, il pagamento in natura o in servizi e lo scambio reciproco erano usati in alcuni settori di produzione in misura maggiore rispetto che in altri?
c) In che misura le quasi-monete erano riservate o limitate (in generale o secondo le circostanze) a certi tipi di transazioni (pagamento di salari, servizi, beni immobili, ecc.)?

3. Natura dei mezzi di scambio non monetari
a) Cosa erano le quasi-monete? Al di là delle grandi categorie entro le quali possiamo classificarli, alcuni beni, servizi, debiti o crediti apparivano come quasi-monete privilegiate?
b) Quali qualità richiedeva un bene o un servizio per diventare una quasi-moneta?
c) Vi erano differenze e cambiamenti nella natura delle quasi-monete usate a seconda delle aree geografiche, dei tipi di operazioni, dei tempi o periodi dell'anno?

4. Usi dei mezzi di scambio non monetari
a) Come mezzo di scambio, alcune quasi-monete, come la terra, potevano servire anche come riserva di valore? Potevano essere usate per misurare i valori o come strumenti di politica economica?
b) La penetrazione europea in Africa, America e Asia rese più frequente il ricorso a mezzi di scambio non monetari per agevolare gli scambi delle merci?
c) Mentre lavori recenti evidenziano il legame tra la quota di retribuzione in natura e la durata del rapporto di lavoro, resta aperta la questione dell'utilità dell’adozione di mezzi di scambio non monetari.

Bibliografia :

Boone, Marc, and Howell, Martha, (eds.), In But not of the Market. Exchanging Movables in Late Medieval Society and Early Modern Economy, Bruxelles 2007.
Braudel, Fernand, Civilisation matérielle, économie et capitalisme XVe-XVIIIe siècle, t. I., Paris, Armand Colin, 1967.
Fontaine, Laurence, L’économie morale, pauvreté, crédit et confiance dans l’Europe préindustrielle, Paris, Gallimard, 2008.
Graeber, David, Debt : the first 5000 years, New-York, Melville House, 2011.
Humphrey, Caroline, et Hugh-Jones, Stephen, Barter, exchange and value. An anthropological approach, Cambridge, Cambridge University Press, 1992.
Lambrecht, Thijs, « Reciprocal Exchange, credit and cash: agricultural labour markets and local economies in the southern Low Countries during the eighteenth century », Continuity and Change, vol. 18, no 2, 2003, p. 237-261.
Lopez, Roberto S., « Discorso introduttivo », in La moneta nell’economia europea. Secoli XIII-XVIII, a cura di Vera Barbagli Bagnoli, Firenze, Le Monnier, 1981, p. 3 (Atti delle « Settimane di studio » e altri convegni 7).
Muldrew, Craig, « ‘Hard Food for Midas’. Cash and its Social Value in Early Modern England », Past & Present, no. 170, Febr. 2001, p. 78-120.
Polanyi, Karl, The great transformation, New York, Farad & Rinehart, 1944.
Servet, Jean-Michel, « La fable du troc », Dix-huitième Siècle, n°26, 1994, p. 103-115.
Servet, Jean-Michel, « La monnaie contre l’État ou la fable du troc », Droit et monnaie, 1988, p. 49-62.
Smith, Adam, An Inquiry into the nature and causes of the wealth of nations, London, W. Strahan; and T. Cadell, 1776.
Spufford, Peter, Money and Its Use in Medieval Europe, New York, Cambridge University Press, 1988, p. 382-384.


Ultimo aggiornamento: 23-11-2021
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