dipinto raffigurante architetture industiali Fabbriche
Cinque opere di Lorenzo Banci

Palazzo dell'Industria, 30 aprile-4 maggio 2001

L'omaggio di un artista pratese alla settimana di studi "Economia e arte. Secc. XIII-XVIII" Un'occasione inusitata all'Istituto Datini: nella sala convegni del palazzo dell'Industria, sede della XXXIII Settimana di Studi, sono state collocate cinque opere di un giovane artista pratese: Lorenzo Banci, presentate con il titolo "Fabbriche", che in qualche modo sviluppano ed evocano in un contesto contemporaneo la lettura del mondo economico da parte dell'artista. Le opere resteranno esposte per tutta la durata del convegno, dal 30 aprile al 4 maggio.
Con questa iniziativa, semplice, ma ricca di significati culturali, è stata accolta una proposta di Amnon Barzel, che la città ha conosciuto per essere stato il primo direttore del Centro per l'arte contemporanea. Barzel ha preparato per l'occasione una scheda critica dedicata all'opera di Lorenzo Banci.

LORENZO BANCI è nato a Prato 13 febbraio 1974. Conseguita la maturità nel Liceo artistico fiorentino, si è immediatamente dedicato alla produzione artistica. Dopo alcune esperienze espositive, personali e collettive a Prato, Castel di Poggio, Dolceacqua (Imperia) e Milano, è stato selezionato fra i venti giovani artisti operanti in Italia ammessi a frequentare il master di arte contemporanea "Premio d'arte Mercedes Benz" svoltosi nel 1999 a Montefiridolfi, dove ha realizzato una installazione d'arte ambientale. Ha inoltre ideato, progettato e realizzato la scenografia dello spettacolo "Nara", per il Progetto verde Teatro del Teatro Metastasio.


dipinto raffigurante architetture industiali Lorenzo Banci, pittore
di Amnon Barzel

Lorenzo Banci è uno dei pittori più interessanti della sua generazione, un'affermazione, questa, per sé inabituale, che è il frutto di una contemplazione sulle sue opere, accompagnata dalla conoscenza del suo pensiero e della sua attitudine a fare pittura oggi.
Lorenzo documenta una realtà che si nasconde dietro un'altra realtà, così come dietro ogni pensiero si nasconde un altro pensiero.
La luce è il nucleo della sua pittura, e insieme il punto di partenza e il punto di arrivo.
La luce è insieme il mezzo e il contenuto visivo di queste superfici essenziali, ridotte nella gamma dei colori usati. Il filosofo medievale Ugo di San Vittore ha scritto: "Come è bella la luce che, benché in sé priva di colore, restituisce i colori a tutte le cose illuminandole..."
Lorenzo osserva la luce dalla parte dell'ombra. Egli sa che solo nella perfezione pittorica del respiro dell'ombra e nella sua eco notturna potrà raccogliere ogni fonte e segno d'illuminazione naturale e soprattutto artificiale per la creazione di un linguaggio poetico.
Leon Battista Alberti, citando Quintiliano, dice che gli antichi hanno contornato l'ombra e che così è nata la pittura.
Quella di Lorenzo Banci è una lingua che trasmette la contraddizione tra la realtà e il sogno, tra il visibile e le sue verità nascoste. Non si tratta qui di simbolismo. Le "vedute" nei suoi dipinti sono quelle reali del territorio dell'artista, e il ricamo delle sue luci segue, come le lampade, i percorsi della rete stradale vista da lontano, mentre brillano le luci dei paesi sparsi e delle fabbriche. Tutto appare lontano e isolato. Solo l'erba è vicina agli occhi dell'artista che guarda dall'ombra, e lo è come davanti ai nostri occhi che guardano la pittura.

dipinto raffigurante architetture industiali

La rappresentazione della luce nella pittura di Banci nasce quasi naturalmente dall'esperienza artistica del Novecento. Tuttavia quando Lorenzo dipinge una macchia luminosa tanto forte da apparire irreale sul paesaggio notturno della collina, senza mostrarne l'origine, non possiamo associare questa pittura all'idea dell'enigma così vicina al Surrealismo. Allo stesso modo non possiamo collegare i suoi dipinti di luce artificiale all'impeto futurista, che invece ne sosteneva la presenza eroica nell'immagine dell'arte come una profezia radicale e combattiva, che per la generazione di Lorenzo Banci è una realtà banale e quotidiana. Ma paradossalmente questa macchia di luce rimanda al "Sogno di Costantino", unico notturno di Piero della Francesca, dove il forte effetto luminoso sembra giungere da un faro invisibile.
E' indubbio che fare pittura oggi comporta un atto di coraggio. Ma la possibilità di essere libero da ogni appartenenza ai canoni, agli stili e ai mezzi, dà a Lorenzo la possibilità di avvicinarsi alla Storia, ma anche di allontanarsi. Le sue immagini infatti possono venire dal flusso televisivo, dalle immagini virtuali e cibernetiche, come pure dai ricordi di qualunque tradizione pittorica del passato, o dall'esperienza di artisti che usano la luce artificiale, come per esempio il giapponese Miyajima, ma anche dal diretto contatto con l'esperienza della visione naturale.
La libertà creativa di Lorenzo Banci, come quella dei giovani della sua generazione, lo ha condotto a realizzare un'installazione all'aperto, nel 1999, dove ha ricoperto centinaia di metri quadrati di un campo agricolo con un foglio di plastica industriale bianca capace di raccogliere e irradiare durante la notte la luce della volta stellare e della luna: una pittura non dipinta, ma fatta dalla integrazione tra il prodotto industriale e la natura, e soprattutto dal concetto di un pittore del nostro tempo.

Amnon Barzel
Roma, il 25 aprile 2001


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